L'Aquila

Novantanove piazze, novantanove fontane, novantanove chiese. Quello che vale la pena sapere prima di uscire di casa.

Nel 2026 L'Aquila è Capitale italiana della Cultura: trecento giorni di mostre, concerti e spettacoli in tutta la città. Il programma è su laquila2026.it.

L'aquila e la fontana

La tradizione vuole che sia stato Federico II di Svevia a volere una città ai piedi del Gran Sasso, come segno del proprio potere. La leggenda racconta che durante una battuta di caccia si fermò dove oggi sorge L'Aquila e vide un'aquila volare in cerchio sopra una fonte d'acqua. Prese quel volo per un buon auspicio e decise di fondare lì la città.

La fondazione è del 1254 e l'aquila è rimasta nello stemma. Per secoli in città se ne tennero alcune in una gabbia, come a Roma con la lupa e a Firenze con i leoni del Marzocco. La gabbia, oggi scomparsa, stava vicino alle mura: per questo la strada lì accanto si chiama ancora via delle Aquile.

Immota manet, il motto della città: resta ferma. Detto di un posto che i terremoti hanno abbattuto e che ogni volta si è rimesso in piedi, non è una frase di circostanza.

Pianta dell'Aquila incisa da Pierre Mortier, Amsterdam

Il numero 99

È la cosa che incuriosisce di più chi arriva. All'Aquila si contano 99 piazze, 99 fontane e 99 chiese, e il numero ritorna in tutta la città. Che sia una coincidenza non lo crede nessuno, ma una spiegazione definitiva non c'è: se ne discute da secoli.

Il posto dove si vede meglio è la Fontana delle 99 Cannelle, a pochi minuti da casa: novantanove mascheroni di pietra, tutti diversi, che buttano acqua da settecento anni.

I mascheroni della Fontana delle 99 Cannelle

Celestino V e i Templari

Pietro da Morrone nasce nel 1210 vicino a Isernia ed entra giovanissimo in convento. Diventa eremita sulla Maiella e fonda una congregazione di poveri eremiti. Nel 1274 parte a piedi per Lione, mille chilometri in pieno inverno, per il concilio voluto da Gregorio X: durante quel viaggio incontra i Templari e resta due mesi ospite in una delle loro case.

Che lo abbiano ospitato e sostenuto lo dicono le fonti. Il resto è leggenda, ed è la leggenda più tenace dell'Aquila: che in quei due mesi gli abbiano affidato un tesoro da nascondere, e che Collemaggio sia nata come cassaforte di pietra per custodirlo.

Al ritorno Pietro racconta di aver visto la Madonna, che gli chiede di costruirle un santuario all'Aquila. Nell'agosto del 1288 la basilica è già consacrata: pochi anni per un'opera di quelle dimensioni, diretta da un eremita senza né denaro né esperienza di cantiere. C'è chi ci legge la mano dei maestri costruttori templari, e chi fa notare l'affresco qui accanto, dentro la basilica, dove accanto alla croce compare una figura in armi che regge un vessillo crociato.

L'affresco di Collemaggio: la figura in armi con il vessillo crociato accanto alla croce

Il tesoro

Sul contenuto di quel tesoro le versioni si sprecano: reliquie scomparse che fino a qualche secolo fa venivano mostrate ai pellegrini, il Graal, perfino l'Arca. Gli scavi archeologici nella basilica vanno avanti da anni e non hanno chiuso la questione. A noi piace così.

Nell'agosto del 1288 la basilica era già consacrata. Oggi la si raggiunge dal centro in venti minuti a piedi, attraversando il parco, ed è una passeggiata che vale la pena fare all'ora giusta: il sole di fine pomeriggio accende il rosso e il bianco della facciata.

Santa Maria di Collemaggio in una cartolina d'epoca

La Perdonanza

Pietro divenne papa come Celestino V per pochi mesi, e nel 1294 firmò la Bolla del Perdono: l'indulgenza per chiunque entrasse a Collemaggio tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto, senza distinzione di censo. Fu il primo giubileo della storia, sei anni prima di quello di Bonifacio VIII.

Celestino affidò il documento alle autorità della città e non alla Chiesa, ed è per questo che ancora oggi è il sindaco a leggerlo. La Perdonanza si celebra il 28 e 29 agosto ed è patrimonio immateriale UNESCO dal 2019: il corteo attraversa il centro storico e la città diventa un'altra cosa.

La Porta Santa qui accanto si apre solo per quelle ventiquattro ore, e poi viene richiusa per un anno.

La Porta Santa di Collemaggio

Dormire dentro tutto questo

La casa è nel centro storico, a pochi passi dal corso e dalle 99 Cannelle.

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