Il Cancelliere del Re, 1858

L'Aquila

Novantanove piazze, novantanove fontane, novantanove chiese. Quello che vale la pena sapere prima di uscire di casa.

Nel 2026 L'Aquila è Capitale italiana della Cultura: trecento giorni di mostre, concerti e spettacoli in tutta la città. Il programma è su laquila2026.it.

L'aquila e la fontana

La tradizione vuole che sia stato Federico II di Svevia a volere una città ai piedi del Gran Sasso, come segno del proprio potere. La leggenda racconta che durante una battuta di caccia si fermò nel luogo dove oggi sorge L'Aquila e vide un'aquila volare in cerchio sopra una fonte d'acqua. Prese quel volo per un buon auspicio e decise di fondare lì la città.

La fondazione è del 1254 e l'aquila è rimasta nello stemma. Per secoli in città se ne tennero alcune in una gabbia, come a Roma con la lupa e a Firenze con i leoni del Marzocco. La gabbia, oggi scomparsa, stava vicino alle mura: per questo la strada lì accanto si chiama ancora via delle Aquile.

Immota manet, il motto della città: resta ferma. Detto di un posto che i terremoti hanno abbattuto e che ogni volta si è rimesso in piedi, non è una frase di circostanza.

Pianta dell'Aquila del 1753

Il numero 99

È la cosa che incuriosisce di più chi arriva. All'Aquila si contano 99 piazze, 99 fontane e 99 chiese, e il numero ritorna in tutta la città. Che sia una coincidenza non lo crede nessuno, ma una spiegazione definitiva non c'è: se ne discute da secoli.

Il posto dove la cosa si vede meglio è la Fontana delle 99 Cannelle, a pochi minuti da casa: novantanove mascheroni di pietra, tutti diversi, che buttano acqua da settecento anni.

Piazza del Duomo in una cartolina d'epoca

Celestino V e i Templari

Pietro da Morrone nasce nel 1210 vicino a Isernia ed entra giovanissimo in convento. Diventa eremita sulla Maiella e fonda una congregazione di poveri eremiti. Nel 1274 parte a piedi per Lione, mille chilometri in pieno inverno, per il concilio voluto da Gregorio X: durante quel viaggio incontra i Templari e resta ospite per due mesi in una delle loro case.

Che i Templari lo abbiano ospitato e sostenuto a Lione lo dicono le fonti. Il resto è leggenda, ed è la leggenda più tenace dell'Aquila: che in quei due mesi gli abbiano affidato un tesoro da nascondere, e che Collemaggio sia nata come cassaforte di pietra per custodirlo.

Al ritorno Pietro racconta di aver visto la Madonna, che gli chiede di costruirle un santuario all'Aquila. Nell'agosto del 1288 la basilica è già consacrata: pochi anni per un'opera di quelle dimensioni, diretta da un eremita senza né denaro né esperienza di cantiere. C'è chi ci legge la mano dei maestri costruttori templari, e chi fa notare che dentro la basilica un affresco mostra Celestino accanto a un angelo che porta la croce rossa dei Templari.

Sul cosa ci fosse dentro quel tesoro le versioni si sprecano: reliquie scomparse che fino a qualche secolo fa venivano mostrate ai pellegrini, il Graal, perfino l'Arca. Gli scavi archeologici nella basilica vanno avanti da anni e non hanno chiuso la questione. A noi piace così.

Pietro divenne papa come Celestino V per pochi mesi, e nel 1294 firmò la Bolla del Perdono: l'indulgenza per chiunque entrasse a Collemaggio tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto, senza distinzione di censo. Fu il primo giubileo della storia, sei anni prima di quello di Bonifacio VIII, e Celestino affidò il documento alle autorità della città e non alla Chiesa. Ancora oggi la Perdonanza si celebra il 28 e 29 agosto, ed è patrimonio immateriale UNESCO dal 2019.

La basilica è a venti minuti a piedi da casa.

Santa Maria di Collemaggio in una cartolina d'epoca

A tavola

Terra di pastori e di grandi tradizioni agricole: gli arrosticini di pecora e lo zafferano prima di tutto. Poi i formaggi — caciotte, giuncate, pecorino — le carni d'agnello e di castrato, i salumi, con la mortadella di Campotosto e la coppa.

Dalla terra arrivano le lenticchie di Santo Stefano e i fagioli di Paganica. Tra i primi, la zuppa di ceci e castagne, la minestra di lenticchie e patate e la pasta fatta in casa: le taccozzelle e le fettuccine.

Dove mangiare, in centro

Gli aquilani lo fanno da sempre: passeggiare e "strusciare" sotto i portici del corso nel tardo pomeriggio. Il centro storico ha una delle densità di locali più alte d'Italia; questi sono quelli che consigliamo.

I portici del corso in una cartolina d'epoca

Cucina tipica aquilana

  1. Ristorante Ernesto Piazza della Repubblica, 7
  2. Locanda Aquilana Da Lincosta Via Antonelli, 6
  3. Ristorante Corso Stretto Corso Vittorio Emanuele, 118
  4. Antica Trattoria dei Gemelli Via Rosso Guelfaglione, 29

Cucina di rivisitazione

  1. Ristorante Elodia Corso Vittorio Emanuele, 9
  2. Førma contemporary restaurant Via Fortebraccio, 53
  3. Ristorante Connubio Via S. Bernardino, 8/16
  4. Rêver Via Bominaco, 24
  5. Antologie Ristorante Via Vetusti, 15

Pizzerie

  1. La Malandrina Corso Vittorio Emanuele, 99
  2. Nonna Cristina Via zGrazie, 24
  3. Pizzeria Old City Via Salvatore Tommasi, 7/9
  4. Hysteria Via F. Cannella

Pesce e sushi

  1. Yoichi — Palazzo Pica Alfieri Via Andrea Bafile, 17
  2. Strapescato Via Navelli, 25
  3. Opera Via Tempera, 3

Pub e carne alla brace

  1. Via Verdi Irish Pub Via Giuseppe Verdi, 1
  2. Arrosticini Divini Via Castello, 13

Fuori città

Trattorie e osterie appena fuori dal centro e nei paesi intorno, dove si mangiano i piatti della tradizione. Per queste serve la macchina, e valgono la mezz'ora di strada.

Appena fuori dal centro

  1. Ristorante Antiche Mura Osteria Viale XXV Aprile, 2
  2. Osteria Corridore Via Colleverde, 15
  3. Ristorante La Rupe Via S. Giacomo, 7
  4. Arrosticini Divini L'Aquila Est Via Vasca Penta
  5. Ristorante La Matriciana Via Francesco Paolo Tosti, 68/G
  6. Ristorante Rino Via Luigi Spallacci, 1

Nei dintorni

  1. Agriturismo Sapori di Campagna Contrada Colonia Frasca, Ofena
  2. Osteria Il Borgo dei Fumari Via XXV Aprile, Prata d'Ansidonia
  3. Trattoria Da Maria Via Santurino Gatti, 21, Calascio
  4. Ristorante Dal Gattone Campo Fiera, 9, Castel del Monte
  5. Ristorante Antica Taverna di Navelli Via dell'Osteria, 16, Navelli
  6. Bar Trattoria Marcocci Via Fontebella, 3, Filetto

La casa

Tutto questo comincia a pochi passi dal portone. La casa è una sola, per due persone, sotto il soffitto dipinto che il terremoto ha riportato alla luce.

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La cucina e la scala del soppalco